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  • Aggiornato: 18-11-2008
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Commissione Politica e societa' civile
7 ottobre 2008 – Contro la crisi finanziaria che sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale, il rimedio è investire nelle tecnologie pulite.

Parola di Lord Nicholas Stern (foto), advisor di Londra sulle questioni economiche legate all'effetto serra nonché autore di un celebre rapporto che ha fornito le basi per le politiche climatiche del Regno Unito, che ieri ha tenuto ha battesimo il nuovo centro di studi sugli effetti dei cambiamenti climatici sull’economia e la politica, il Centre for Climate Change and Economics Policy, della London School of Economics.

Stern è convinto che l’attuale congiuntura economica può creare un clima favorevole agli investimenti rivolti al contrasto dei cambiamenti climatici, in quanto ha evidenziato i pericoli che si corrono quando non si affrontano in tempo i problemi di carattere planetario, come quelli causati dal riscaldamento globale.

Questa situazione, secondo Stern, potrebbe inoltre favorire il rilancio di una cooperazione internazionale sui temi della salvaguardia del clima e dell’ambiente.

La recessione, spiega Stern, è il momento migliore per incentivare azioni a favore del risparmio energetico e dello sviluppo di fonti alternative, anche in risposta ai picchi del prezzo del petrolio.

Il settore delle tecnologie pulite “con il giusto sostegno può diventare uno dei principali motori della crescita”, ha sottolineato Stern. Il quale ha anche evidenziato la necessità di politiche molto più ambiziose sul fronte della riduzione delle emissioni climalteranti: “Le nazioni sviluppate dovrebbero tagliare i propri gas serra dell’80-95 per cento e riuscire a coinvolgere in questo sforzo anche i Paesi emergenti, quali Cina e India”.

L’obiettivo, secondo Stern, dovrebbe essere quello di portare le emissioni di CO2 pro capite nelle nazioni sviluppate a 2 tonnellate entro il 2050, rispetto alle 10-12 attuali, alle 5 della Cina, alle 1,5/2 dell’India”.

Le tesi di Stern saranno riprese oggi nel corso della conferenza annuale della Technology Strategy Board, un ente governativo istituito dall’esecutivo britannico per fornire consulenza in materia di innovazione tecnologica.

Verremo fuori da questa crisi – ha assicurato Iain Gray, direttore esecutivo del board – Ma saranno le aziende che avranno continuato a investire nello sviluppo che usciranno più forti e attrezzate per fronteggiare le sfide del futuro”.

Perciò sarebbe “un terribile sbaglio” tagliare gli investimenti nelle nuove tecnologie in questo momento di difficoltà economica.

Nell’occasione, come per dare l’esempio, il Technology Strategy Board annuncerà una serie di investimenti nell’innovazione, tra cui 100 milioni di sterline in un programma quinquennale che integrerà industria e centri di ricerca per accelerare l’ingresso sul mercato di veicoli a basse emissioni.

Nel frattempo, anche la Commissione per i Cambiamenti Climatici, istituita da Londra per monitorare gli effetti della legge britannica sul clima, oggi interverrà sul tema presentando un rapporto in cui in sostanza si invita il governo a mandare in soffitta i combustibili fossili entro il 2030.

Il Climate Change Bill ha stabilito come target di riduzione, il 60 per cento entro il 2050: in base al rapporto, che verrà pubblicato oggi, l'obiettivo dev'essere invece elevato almeno all'80 per cento. Ma potrà essere raggiunto solo se si punterà in maniera più decisa sulle tecnologie pulite, efficienza energetica ed energie rinnovabili.

La riduzione dovrà comprendere anche le emissioni dovute ai trasporti automobilistici, aerei e marittimi: dato che è improbabile ottenere una riduzione così drastica in questi settori, si dovrà compensare con la costruzione di nuove centrali eoliche, che sfruttano l’energia del mare e probabilmente nucleari. Il tutto a un costo valutabile attorno all'1-2 per cento del Pil stimato per il 2050.
da : www.zeroemision.tv
la redazione
07.10.2008