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- Oggi: 21-11-2008
- Aggiornato: 18-11-2008
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Riportimao l'articolo pubblicato su "Il Mattino" del 24/9/2008 , a firma del dott. Mario Di Costanzo, socio fondatore Zenith.
La redazione
reprimere non basta
Nell’insieme, direi che sul merito delle proposte si possano fare almeno due ordini di considerazioni. Il primo. Questo tipo di provvedimenti segna una radicale inversione di tendenza rispetto ad una linea politico-amministrativa che si è protratta per anni e della quale si scontano oggi le conseguenze. Un’inversione di tendenza strettamente collegata, tra l’altro, al rinnovato impegno della polizia municipale su più fronti. Ad esempio nella lotta ai parcheggiatori abusivi. L’ha detto in questi giorni il generale Sementa (ma lo dicevano anche altri da molti anni): “Questi soggetti agiscono con forza intimidatrice, quasi sempre grazie a un vincolo associativo e, cosa più pericolosa, operano come controllo del territorio per conto dei clan. Tre requisiti che bastano a far scattare il reato di associazione” (dal Mattino del 16 settembre).
Se si osserva bene, Sementa solleva il problema del rapporto tra ente locale e ordine pubblico. Per molti anni è stato affermato che “l’ordine pubblico riguarda il prefetto e non il comune”. Affermazione vera ma anche ambigua. Perché si sa bene che quello che fa problema a Napoli è, tra le molte altre cose, la miriade di minuscole illegalità note come “abusi”: occupanti abusivi, costruttori abusivi, parcheggiatori abusivi, tassisti abusivi, occupazioni abusive di suolo pubblico, panini abusivi, grattini abusivi, bagnini abusivi. E si sa pure che questa miriade di abusi è il terreno di coltura della grande illegalità per due ragioni. La prima è che crea una mentalità, favorisce uno stile di vita in cui il confine tra lecito e illecito diventa misterioso e tutto, alla fine, consentito. La seconda ragione è che in molti casi questi abusi foraggiano la criminalità: si pensi, per l’appunto, al rapporto tra parcheggiatori abusivi e clan o tra occupanti abusivi di case pubbliche in certi quartieri e i rispettivi clan. Se è così – e così pare che sia, visto che lo dice anche il generale Sementa – si può concludere che se l’ordine pubblico è “competenza del prefetto”, il primo livello di illegalità (quello degli abusi) riguarda proprio l’ente locale ed è su questo che l’ente locale è chiamato a un dovere di quotidiana vigilanza. Detto per inciso: “quotidiana” significa “tutti i giorni”.
Secondo ordine di considerazioni. Nel momento in cui il comune ha deciso di intervenire, pare che abbia perso di vista la diversità delle situazioni. Alla fine, si mettono assieme lo spaccio di droga e i barboni, l’abusivismo commerciale e i minori che mendicano. L’ha detto
Mario Di Costanzo









